Maria, Regina della pace e madre nostra, insieme ai nostri passi, hai camminato con noi per le strade della nostra città di Trezzo. In mezzo alle case, nelle nostre piazze, accanto alla nostra scuola… ma non vogliamo dimenticare le tante città del mondo che la violenza dell'uomo ha distrutto. Non solo lesionate, ma spogliate della loro anima. Troppe città giacciono sotto un orizzonte infinito di cenere e silenzio. Quelle che una volta erano case, strade, ospedali e scuole ora sono frammenti indistinguibili di una vita che non c'è più: i giardini sono terra scorticata; le scuole, dove si preparava la speranza, sono ridotte a sedie e lavagne sfasciate; i luoghi che traboccavano di risate sono scomparsi. Tutte queste città sono diventate una mappa del dolore.
Donaci, o Maria, l'umiltà e la pietà di inginocchiarci accanto a tutti i nostri fratelli e sorelle nella polvere per aiutarli a rimettersi in piedi e ricominciare. Se non hanno più mani possano trovare le nostre, in una stretta che profumi di fraternità.
Maria, Regina della pace e madre nostra, il nostro incedere in processione ordinato e scandito dalle note musicali della nostra banda, protetto dalla sicurezza delle forze dell'ordine sembra stridere di fronte a uomini e donne che fuggono reggendo bambini, borse, materassi, tutto quello che hanno potuto afferrare. Tutti per raggiungere una sterminata colonna di vecchi camion e carretti pieni all'inverosimile, quasi si recassero a un gigantesco mercato. Ma la colonna marcia lentissima per scappare e trovare una salvezza. C'è anche qualcosa di più disperato che mettersi in marcia: c'è qualcuno che non parte. Fuggire? Dove e perché, quando ormai si è già perso tutto? C'è chi, in troppa morte, ha perso anche l'istinto che porta gli uomini a fuggire dal pericolo quando si è minacciati. Che ne sarà dei vecchi, dei malati, degli orfani, dei feriti?
Maria, tu con Giuseppe e Gesù appena nato hai vissuto un espatrio forzato minacciata dal re Erode, sii per tutti questi profughi dalla guerra “porta del cielo”. Fermati accanto alla loro solitudine. Sorveglia le loro agonie. Non muoverti dal loro fianco. Sull'ultima linea che separa il loro esilio tendi loro la mano.
Maria, Regina della pace e madre nostra, tu tieni tra le braccia Gesù bambino, e con un bambino in braccio il numero dei morti per la guerra assume tutta un'altra concretezza. Questi caduti, uomini e donne, bambini e bambine erano e sono esattamente come Lui: con la stessa fiducia senza limiti che si allarga negli occhi di un neonato appena venuto al mondo. Come se si aspettasse solo del bene. Con quel sorriso senza condizioni, senza calcolo né alcun giudizio. Il contrasto fra quel bambino che tu Maria tieni tra le braccia e il conteggio dei morti, mi atterrisce: ognuno era come lui, e che ne è stato fatto!
Maria, costringi la vita di ogni potente della terra a ricordarsi di che cos'è la vita di ciascuno, quanto immensa! Condannali a vedere la vita. Vogliamo sperare che un dittatore accecato dai suoi calcoli, assorto su una mappa sul numero di soldati che gli occorrono (ventimila, trentamila), improvvisamente riconosca l'evidenza che ha dimenticato: ognuno di quei ventimila è un uomo. Ognuno è stato un figlio, ognuno un dono incommensurabile.
Maria, Regina della pace e madre nostra, tu che abiti nella gloria del Paradiso, ti chiediamo un po’ dell'azzurro del tuo cielo per dipingere la nostra città di Trezzo e il mondo intero con i colori della pace. Amen.
Don Alessio