25 settembre 2025

LA PARROCCHIA NEL CASTELLO Le origini della sede parrocchiale trezzese:

Il problema della dedicazione e della funzione di una chiesa castrense a Trezzo, prima della definizione dell’attuale sede parrocchiale, è ancora dibattuto, anche a causa della discordanza – magari solo apparente – delle fonti.

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Di certo, all’interno del castello, esisteva una chiesa e, altrettanto certamente, le funzioni che in essa venivano celebrate erano seguite da persone collocabili al di fuori della ristretta cerchia dei militari.

Non ancora storicamente assodata è la supposizione secondo cui la prima Chiesa parrocchiale coincideva con quella del Castello. A giustificazione di questa tesi potrebbe essere indicato il fatto che la costruzione dell’attuale Prepositurale iniziò nel 1360 circa - anche se le prime notizie riferite all’esistenza dell’edificio attuale risalgono al 1414 – e che nessuno degli edifici preesistenti venisse indicato come sede parrocchiale. Infatti, già alla fine del IX secolo, il Liber notitiae indica 9 chiese a Trezzo, segno di una fede radicata che diede vita anche a numerose istituzioni di carità, tra cui una Scuola dei poveri, intitolata a S. Pietro martire, e un ospedale dedicato a S. Domenico.

Secondo Carlo Capponi – studioso di storia diocesana milanese – l’originaria parrocchia dei SS. Gervaso e Protaso era posta all’interno del recinto del Castello e l’attuale, collocata al di fuori delle mura del borgo, era dedicata a S. Maria. A giustificazione di questa posizione esistono i seguenti documenti:

una bolla di Papa Adriano IV – anno 1155 – che attesta, più di due secoli prima dell’inizio della costruzione dell’attuale Chiesa prepositurale, l’esistenza a Trezzo di una Chiesa dedicata a S. Protasio;

il Liber notitiae Sanctorum Mediolani, della fine del Duecento (un secolo e mezzo prima dell’inizio della costruzione della Prepositurale attuale) che parla di una Chiesa di S. Protasio, nella quale esisteva un altare dedicato a S. Giovanni Battista;

gli atti della Visita Pastorale del 1566 che attestano, accanto alla Chiesa parrocchiale dedicata ai SS. Gervaso e Protaso e a S. Maria crina (con in essa una cappella dedicata a S. Giovanni Battista) l’esistenza di una Chiesa anch’essa dedicata ai SS. Gervaso e Protaso “nel vecchio castello”, edificio che risulta “quasi diroccato e convertito ad usi profani”. Si attesta inoltre che “un tempo [essa] era Chiesa Parrocchiale” [il cui titolo venne] “trasferito nell’attuale parrocchiale dedicata a S. Maria de crino”.

La chiesa castrense – pur senza il titolo dei SS. Martiri Gervaso e Protaso – venne mantenuta, con la dedicazione a S. Caterina, certamente la martire di Alessandria e non l’omonima santa senese. L’abside dell’attuale Chiesa prepositurale, infatti, conserva ancora un lacerto di affresco che lascia intravvedere una rappresentazione della santa egiziana, con tre dei tradizionali attributi iconografici: la ricca veste, la ruota dentata e la palma del martirio. Da un documento del 1785 sappiamo che l’edificio ubicato presso il Castello visconteo era pubblico, nonostante venisse aperto ai fedeli solo saltuariamente e che, a quella data, era stato provvisto di una nuova pietra d’altare e di nuove suppellettili, segno evidente non solo che in essa si celebravano funzioni liturgiche, ma anche che il suo utilizzo era destinato, almeno nelle previsioni, a durare a lungo.

SANTA MARIA DE CRINO

Santa Maria de Crino è originariamente una denominazione che corrisponde ad un sobborgo di Trezzo, alquanto discosto dalle mura del Castello e quindi fuori dai confini veri e propri del borgo. Come ogni località antica, seppure scarsamente popolata, Crino aveva una chiesa, o sarebbe meglio dire una cappella, dedicata a Santa Maria. Non è ancora possibile stabilire con certezza se sia stato il toponimo della località ad unirsi al nome del Santo titolare della cappella o se la località abbia preso il nome dalla dedicazione della stessa, Santa Maria de Crino, appunto. In questo caso sarebbe lecito affermare che la cappella fosse dedicata non alla Madonna, ma a Santa Maria Maddalena, dipinta nella parete di fondo, ai piedi della Croce, con una lunga chioma. La gente avrebbe così iniziato a definirla “crinita”, cioè “dotata di una folta e lunga capigliatura”, da cui l’epiteto.

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In favore della prima ipotesi c’è certamente quel “de” che indicherebbe l’appartenenza ad un luogo, il sobborgo di Crino appunto.

Certo è che questa antichissima cappella costituisce il nucleo originario dell’attuale Chiesa Prepositurale e corrisponde a quella che attualmente è detta “Cappella del Crocifisso”. Tutte le restanti parti, fino all’ultimo ampliamento voluto – all’inizio del secolo scorso - da monsignor Giuseppe Grisetti e attuato sotto la guida dell’architetto Gaetano Moretti, altro non sono che aggregazioni progressive di spazi.

Per tutto il XV secolo, la Chiesa conservò il titolo di Santa Maria de Crino; solo successivamente vi fu associato quello dei Santi Gervaso e Protaso. Con la delicatezza tipica della devozione antica si iniziò a parlare di “Chiesa dei Santi Gervaso e Protaso e di Santa Maria de Crino”. All’interno dell’edificio, nel frattempo ampliato, si provvide a dedicare un altare – oggi scomparso - a Santa Maria, a ricordo della vecchia chiesetta e della devozione che in essa i fedeli esprimevano. Va notato che questo è un motivo che consente di propendere per un’identificazione di quel “Santa Maria” con la Madonna e non con la Maddalena.

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Ancora nel 1566, quando San Carlo Borromeo compì la famosa Visita Pastorale nella Pieve di Pontirolo – quella che ne decreterà la definitiva soppressione in favore della nascita delle Pievi di Treviglio, Verdello e Trezzo – si parlava di Ecclesia parocialis S. Protasi jet Gervasij ac dive Mariae de Crino, loci Tritio (Chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Gervasio e Protasio e a Santa Maria de Crino, in località Trezzo). Nelle Visite successive tale denominazione scompare, per lasciare il posto all’unico titolo dei Santi Gervaso e Protaso.

Domenico Vescia